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Jacques Derrida
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Jacques Derrida, nato Jackie Élie Derrida (Algeri, 15 luglio 1930Parigi, 9 ottobre 2004), è stato un filosofo e saggista francese.

Docente prima all'mwbaÉcole normale supérieure, cofondatore del mwbqCollège international de philosophie e poi, fino alla morte, direttore degli studi (mwbgdirecteur d'études) presso l'mwbwÉcole des hautes études en sciences sociales di mwcaParigicite-ref-1[1], il suo nome è legato al concetto di mwdqdecostruzione, che ebbe una forte influenza sul pensiero della seconda metà del Novecento, in ambiti disciplinari molto diversi dalla filosofia, come la mwdglinguistica, la mwdwcritica letteraria, la mweateoria politica, la mweqgiurisprudenza, gli mwegstudi religiosi, la teoria dei media, l'mwewantropologia, gli mwfastudi culturali, l'mwfqarchitettura (ispirando il movimento mwfgdecostruttivista), gli mwfwstudi postcoloniali, gli mwgastudi di genere e la mwgqpsicoanalisi. La sua opera, che ebbe una diffusione globale, in particolare negli mwggStati Uniti e in mwgwSudamerica, è solitamente associata al cosiddetto mwhapost-strutturalismo francese o al mwhqpostmodernismo, benché Derrida non si sia mai riconosciuto in queste denominazioni.cite-ref-britannica-2-0[2]cite-ref-3[3]cite-ref-4[4]

Influenzato dalla mwkwfenomenologia di mwlaEdmund Husserl e dall'ontologia fondamentale di mwlqMartin Heidegger, il suo pensiero si concentrò inizialmente sui problemi epistemologici della filosofia francese degli anni sessanta, riguardanti lo statuto delle mwlgscienze umane, il contributo della psicoanalisi e della linguistica e il superamento dell'mwlwumanesimo. In seguito, a partire dagli anni ottanta e novanta, l'interrogazione di Derrida si rivolse a temi di carattere etico e politico, fra cui il mwmacosmopolitismo, la natura della mwmqdemocrazia, i mwmgdiritti umani e mwmwanimali, l'idea di mwnaEuropa e la crisi della mwnqsovranità. I suoi interventi lo resero una delle voci pubbliche più note nel panorama intellettuale europeo, al punto da essere più volte indicato come possibile vincitore del mwngpremio Nobel per la letteratura.cite-ref-5[5]

Il suo pensiero, esposto in uno stile difficile, è tuttora oggetto di notevoli controversie, polemiche e netti rifiuti soprattutto nel mondo della mwpafilosofia analitica anglosassone.cite-ref-6[6]cite-ref-7[7]cite-ref-8[8]

Contents

Note

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Biografia

«L'

animale

ci guarda e noi siamo nudi davanti a lui. E

pensare

comincia forse proprio da qui.

»

(da "L'animale che dunque sono")

Derrida nacque ad mwuqEl Biar, cittadina vicina ad mwugAlgeri (nell'allora mwuwAlgeria francese), il 15 luglio del mwva1930 in un'agiata famiglia mwvqebraica mwvgsefarditacite-ref-10[10], che conseguì lo mwwwstatus di mwxacittadini francesi nel mwxq1870, a seguito dell'emanazione del mwxgdecreto Crémieux da parte del governo coloniale francesecite-ref-11[11], terzogenito dei cinque figli di Haïm Aaron Prosper Charles Derrida (1896-1970), detto mwywAimé, e di Georgette Sultana Esther Safar (mwza1901-mwzq1991)cite-ref-12[12]cite-ref-13[13]cite-ref-bennington91p325-14-0[14]cite-ref-15[15]. I genitori gli diedero il nome di mwdgJackie in omaggio all'attore mwdwJackie Coogan, interprete del piccolo "monello" nell'mweaomonimo film di mweqCharlie Chaplincite-ref-powell-2006-p-12-16-0[16]cite-ref-17[17]cite-ref-18[18].

Durante la mwhwseconda guerra mondiale, nel mwia1942, il futuro filosofo fu espulso dal locale liceo a causa dei provvedimenti mwiqantisemiti emanati dalla mwigrepubblica collaborazionista di Vichy, venendo così costretto a proseguire gli studi in una scuola ebraica. Conseguì la maturità nel mwiw1948, dopo essere stato bocciato l'anno precedente. Derrida ricordò poi di aver avuto grandi difficoltà nel periodo scolastico e universitario, respinto a numerosi esami, spesso per problemi di adattamento e di disciplina nello studio.

Nell'immediato dopoguerra si appassionò alla filosofia, leggendo mwjqNietzsche, mwjgBergson, mwjwSartre, mwkaKierkegaard, gli mwkqesistenzialisti, e mwkgHeidegger, tutte opere che segnarono la sua riflessione fino all'età più matura. Si trasferì nel 1949-1950 a mwkwMarsiglia dove il filosofo Étienne Borne lo introdusse alla lettura di mwlqSimone Weil e mwlgPlotino. Nel 1951 si recò a mwlwParigi: al terzo tentativo, fu ammesso alla mwmamwmqÉcole Normale Supérieure (ENS), nella quale mwmgAlthusser fu suo mwmwtutor; fra gli insegnanti c'era già mwnaMichel Foucault. Nel mwnq1954 conseguì il diploma con una tesi sul problema della genesi nella filosofia di mwngHusserl.cite-ref-19[19]

Dopo aver vinto una borsa di studio per l'mwpauniversità di Harvard, nel 1957 si sposò con Marguerite Aucouturier con la quale ebbe tre figli, nel mwpq1957 compì il servizio militare in mwpgAlgeria. Nel 1959 svolse il primo intervento pubblico, sulla mwpwfenomenologia di Husserl, e negli anni successivi insegnò alla mwqaSorbona, con numerosi seminari soprattutto su mwqqHegel, mwqgHusserl e mwqwHeidegger.

La fama crescente lo portò, nel mwrq1963, a scontrarsi direttamente con Foucault, a causa delle critiche che Derrida muoveva alla sua interpretazione di un brano della prima delle mwrgMeditazioni metafisiche di mwrwDescartes nella sua mwsamwsqStoria della follia nell'età classica (1961, pp.mwsg 56–59).cite-ref-20[20]cite-ref-21[21]. La riconciliazione con Foucault avvenne solo nel mwuw1981.cite-ref-22[22]

Nel mwwq1966 tenne la prima di una lunga serie di conferenze negli mwwgStati Uniti, dove conobbe mwwwPaul De Man e dove si affermò soprattutto come studioso della lingua e della scrittura. L'anno successivo uscirono le prime opere di grande diffusione, mwxaLa scrittura e la differenza, mwxqLa voce e il fenomeno e mwxgmwxwDella grammatologia; le sue conferenze gli assicurarono grande notorietà; Derrida, durante gli avvenimenti del mwya1968, preferì restare defilato, irritato dagli aspetti più mwyqideologici del movimento. In quel stesso periodo, a mwygParigi, frequentò mwywBlanchot e il poeta mwzaPaul Celan.

La sua attività filosofica si svolse sempre di più a livello internazionale; viaggiando e tenendo conferenze in tutto l'Occidente, fra l'Europa (ad esempio in mwzgGermania, mwzwSvizzera) e gli Stati Uniti, dove sempre più forte era la polemica con i mw0afilosofi analitici e in particolare con mw0qSearle.

Essendo stata approvata una legge che aboliva, in Francia, l'insegnamento della filosofia nelle scuole secondarie, Derrida convocò nel mw0w1979 i cosiddetti "Stati generali della filosofia", 1200 studiosi, in una manifestazione di protesta; fu in quest'occasione che accettò per la prima volta di essere fotografato in pubblico.

Sul finire del mw1q1981 recatosi a mw1gPraga per tenere un seminario organizzato da mw1wCharta 77, fu arrestato per motivi politici con l'accusa di detenzione di mw2astupefacenti e fu rilasciato grazie all'intervento di mw2qMitterrand.

Negli mw2wanni ottanta si moltiplicarono le critiche all'oscurità e all'ambiguità del suo pensiero, soprattutto da parte di mw3aJürgen Habermas e dei filosofi analitici, che nel mw3q1992 pubblicarono una lettera sul mw3gmw3wTimes di mw4aLondra, accusandolo di non essere un vero filosofo ma solo uno scrittore, e contestarono perciò l'assegnazione della mw4qlaurea honoris causa a mw4gCambridge di quello stesso anno.

Negli ultimi anni il pensiero di Derrida si concentrò sui temi mw5aetici dell'amicizia, della morte, e sulle questioni politiche, in particolare sul problema del mw5qterrorismo e del mw5gMedio Oriente; nel mw5w2003 fu insignito della laurea honoris causa a mw6aGerusalemme. La sua morte avvenne nel mw6q2004, in un ospedale parigino, per un mw6gtumore al pancreas.

La Decostruzione

Prendendo spunto da alcuni motivi emergenti dalla fenomenologia di mw7qHusserl, dal pensiero di mw7gHeidegger e dalla mw7wlinguistica strutturalista di mw8ade Saussure, nonché riprendendo temi propri alla riflessione di mw8qNietzsche e di mw8gFreud, Derrida ha elaborato un percorso filosofico che si caratterizza come mw8wdecostruzione della "metafisica della presenza". Quest'ultima costituirebbe l'aspetto più evidente ed egemone della filosofia occidentale.

La presenza si decostruisce nel momento in cui se ne ridefinisce la portata: non scompare, ma gioca nell'antinomia tra la rivendicazione di una sua pienezza forte - da ridurre invece e affermare solo come pretesa idealizzante, ma appellativa e dunque imprescindibile - e la sfuggente ma essenziale complessità della sua struttura fondante.

Nel definire il suo approccio alla filosofia e al testo in generale, Derrida ha insistito nel mettere in guardia dal concepire la decostruzione semplicemente come un metodo d'interpretazione. La nozione di metodo, infatti, è stata elaborata nell'ambito di quella stessa filosofia che la decostruzione coinvolge e pertanto ne condivide taluni presupposti. La decostruzione non riguarda semplicemente l'approccio soggettivo alla materia d'indagine, poiché è ciò che accade alle "strutture" e alle istituzioni che nel complesso costituiscono una cultura; è la trasformazione di quelle stesse strutture e istituzioni. In questo senso si tratta di qualcosa che è "sempre già" incominciato nel momento in cui se ne può prendere atto. Se si considera l'implicazione circolare dell'elemento oggettivo e di quello soggettivo in gioco in un simile approccio, le analogie della decostruzione con l'mw9germeneutica filosofica sono evidenti.

La riflessione di Derrida ha esercitato influenza in svariati campi del sapere, in particolare nell'ambito della mw-aletteratura, del mw-qdiritto, dell'mw-garchitettura, della mw-wmatematicacite-ref-23[23], e dell'mwaqaarte in generale.

Per lo stile di scrittura, particolarmente complesso ed ellittico, da più parti il suo pensiero è stato ritenuto più vicino a una forma letteraria che a una rigorosa elaborazione filosofica. Le reazioni dei critici più autorevoli sono spesso state riprese dallo stesso Derrida in opere successive e fatte oggetto di analisi.

In Italia il suo pensiero ha ricevuto accoglienza e diffusione grazie soprattutto a mwaqmGianfranco Dalmasso, mwaqqMaurizio Ferraris e mwaquCarlo Sini.

Ontologia e Différance

Nella riflessione ontologica, Derrida fonda la maggior parte dei suoi concetti più importanti. Riprendendo e, in un certo senso, estremizzando le istanze mosse da Heidegger sulla difficoltà dell'Essere, Derrida riconosce l'indefinibilità dell'identità dell'Essere giacché esso conserva in sé medesimo una differenza. Tale differenza, ("mwaqgdifférance" nel linguaggio derridiano) sarebbe il tratto costitutivo di ogni spazio dell'esistenza: tutto ciò che è, è sempre decentrato rispetto a sé stesso e, pertanto, in larga misura indicibile dal linguaggio.

L'impotenza del linguaggio di fronte all'essere deve però confrontarsi con l'esistenza stessa di un linguaggio. Tale linguaggio, che si muove sulle tracce ("mwaqotrace") dell'Essere, rimanda dunque a qualcosa di originario, decentra in qualche modo l'originarietà fondativa della domanda sull'Essere. Non poggiando su una datità della parola, del Verbo, né tanto meno su fondatezze metafisiche, il linguaggio è per propria natura solo traccia, ovvero scrittura ("mwaqsécriture"). L'origine del discorso è sempre l'archi-scrittura, la scrittura del mondo, dei simboli, dell'antropologia; la presenza somatica che, da sola, ma in modo insufficiente, testimonia l'esistenza del mondo.

La "différance", tradotta solitamente in italiano con "dif-ferenza", non è propriamente né un concetto, né una parola, bensì un "fascio", un viluppo di sensi o di linee di forza. Nell'edizione de mwaq0mwaq4Della grammatologia, pubblicata in Francia nel mwaq81967 e in Italia edita da mwaraJaca Book nel mware1969, i traduttoricite-ref-24[24] avvertono che:

«Due dunque sono i significati che il termine

différance

[...] permette di tenere uniti:

a)

differre

latino nel senso di "differire" di "rimettere a più tardi", di "tener conto", "tener conto del tempo e delle forze" in una operazione che implica un calcolo, concetti riassumibili sotto il termine

temporalizzazione

, cioè ricorso ad una mediazione temporale e temporalizzatrice di una deviazione che sospende il compimento ed il soddisfacimento del desiderio o della volontà;

b) ancora il latino

differre

nel senso del

diapherein

in greco, di "alterità" per dissomiglianza o alterità d'allergia e di polemica, intervallo, distanza, insomma:

spaziatura

.

La terminazione in -

ance

, dovuta alla derivazione diretta dal participio

différant

, come tutti i termini francesi che presentano tale terminazione, ha il vantaggio di mantenere un significato attivo di "azione in corso del differire", di cui le differenze [...] sono i prodotti o gli effetti costituiti. Ma nello stesso tempo sospende il significato puramente attivo, lascia una caratteristica indeterminazione, costituisce una sorta di voce media, tra l'attivo e il passivo, e neutralizza così il concetto semplice di "produzione" che resterebbe legato ancora ad un contesto logico-metafisico.

»

Il rapporto con la fenomenologia

I primi lavori di Derrida si situano all'interno del dibattito fra mwar0storicismo e mwar4strutturalismo impostosi negli mwar8anni quaranta e mwasacinquanta, e riguardano in particolare le soluzioni al problema della genesi delle idee (genesi storica o metastorica, ovvero strutturale?) esposte da mwaseHusserl nella sua filosofia. Com'è noto, Husserl riteneva di poter dedurre la sussistenza di un io mwasitrascendentale, cui corrisponderebbe una mwasmlogica pura, cui si potrebbe accedere attraverso un processo di riduzione a partire dalle condizioni empiriche della conoscenza effettiva del soggetto. La critica di Derrida a questa impostazione resterà un motivo fondativo del suo pensiero: per il filosofo francese un trascendentale puro non può che essere totalmente astratto e vuoto, quindi indifferente alla storia; il vero trascendentale non può quindi che convivere con il reale, pur non essendone direttamente determinato. In altri termini si tratta di un mwasqa priori materiale (riempito di contenuti) e non formale: la decostruzione, intesa come analisi dell'esperienza che ne esibisce le strutture necessarie, diviene quindi a sua volta anche una costruzione, l'esibizione delle condizioni a priori celate nel mondo e che rendono possibile quest'ultimo.

La questione dell'animalità

Per Derrida la «questione dell'animalità» rappresenta «il limite su cui sorgono e prendono forma tutte le altre grandi questioni [...]. I rapporti tra uomini e animali mwascdovranno cambiare. E mwasgdovranno farlo nella duplice accezione di questo termine, nel senso di una necessità "mwaskontologica" e di un dovere "mwasoetico"».cite-ref-26[26] Finora agli animali non abbiamo negato la facoltà di parlare, ma la possibilità di risponderci (rispondere mwas8a) rendendoci responsabili (rispondere mwatadi), in maniera da dar corpo alla riflessione con e su l'Altro.cite-ref-27[27] Occorre non «limitarsi a sottolineare che, guardando meglio, ciò che viene attribuito al "proprio dell'uomo" appartiene anche ad altri esseri viventi, ma anche, al contrario, che ciò che viene attribuito al proprio dell'uomo non gli appartiene in modo puro e rigoroso, e che bisogna quindi ristrutturare tutta la problematica»cite-ref-28[28].

Il rapporto con la tradizione ebraica

Il rapporto di Derrida con la tradizione ebraica è sempre stato molto complesso. Per sua stessa ammissione, Derrida non leggeva né l'ebraico né l'aramaico e quindi gli era preclusa la lettura dei testi della tradizione biblica, talmudica e kabbalistica. Da questo punto di vista, il suo rapporto è sempre stato indiretto e infatti la “decostruzione” non è mai stata direttamente usata per leggere testi della tradizione ebraica, a parte qualche eccezione. Si veda in particolare il saggio recente che affronta anche la questione se la decostruzione sia un “metodo” o permetta di sviluppare una “ontologia ebraica":cite-ref-29[29].

Il dialogo con le arti e la letteratura

Numerosi testi di Derrida sono dedicati alla lettura di opere artistiche o letterarie. L'interesse nei confronti dell'arte e della letteratura accompagna tutto lo sviluppo del pensiero derridiano. Derrida interpreta le arti e la letteratura come forme di scrittura che per principio non sono sottomesse, come accade nel caso della tradizione filosofica, alla logica logocentrica. Questo interesse nei confronti dell'arte e della letteratura va di pari passo con una diffidenza nei confronti della disciplina filosofica che tradizionalmente si occupa del campo artistico e letterario, ovvero l'estetica. In mwauemwauiLa verità in pittura Derrida critica le tre grandi estetiche tedesche di Kant, Hegel e Heidegger sostenendo che in tutti e tre i casi la filosofia si propone come un discorso "egemone", che tenta di sottomettere la verità dell'arte e della letteratura, riconducendola logocentricamente alla verità del pensiero razionale. Per Derrida è dunque necessario "superare, smontare o rimuovere l’eredità delle grandi filosofie dell’arte che dominano ancora"cite-ref-30[30] l'orizzonte della riflessione sulle arti e sulla letteratura. L'approccio decostruttivo all'arte e alla letteratura tenta dunque di evitare le strettoie logocentriche che caratterizzano la filosofia dell'arte. Si configura così un compito per certi versi impossibile: interrogare le opere artistiche e letterarie senza sottometterle alla logica del concetto e del pensiero. Tra gli autori a cui Derrida ha dedicato saggi importanti bisogna ricordare Artaud, Celan, Joyce, Mallarmé, Jabès, Valéry, Ponge. Non bisogna dimenticare, poi, che nel 1990 Derrida viene incaricato di progettare una mostra con alcune opere del Louvre: Derrida sceglie di lavorare sul tema della cecità e dell'autoritratto e il percorso che costruisce dà origine a un testo pubblicato con il titolo mwaucMemorie di cieco. L'autoritratto e altre rovine.

Critiche

Le principali critiche rivolte al pensiero di Derrida riguardano, innanzi tutto, come si è già detto, l'accusa di oscurità con cui egli espone i suoi concetti; oscurità che i critici considerano sinonimo di arbitrarietà, ovvero di mancanza di rigore filosofico; inoltre, la centralità del tema della decostruzione nella filosofia di Derrida ha spinto alcuni a ritenere il suo un pensiero mwau4nichilista, che esita nello mwau8scetticismo e nel mwavasolipsismo più assoluti, giacché la decostruzione mostrerebbe l'infondatezza e la precarietà di tutta la tradizione del pensiero occidentale. A queste critiche Derrida replica che il suo decostruzionismo è affermativo, produttivo, e non mira a togliere fondamento ai concetti, ma solo a esibire le modalità del loro sviluppo e funzionamento.

mwaviNikos Salingaros critica aspramente il decostruttivismo in architettura e la sua applicazione a-critica della filosofia del post-strutturalismo. Nel suo saggio mwavmThe Derrida Viruscite-ref-31[31] egli sostiene che le idee di Jacques Derrida, applicate in modo poco critico, costituiscono un “virus” di informazione che distrugge il pensiero logico e la conoscenza. Salingaros utilizza il modello del "mwavgmeme", già introdotto da mwavkRichard Dawkins per interpretare la trasmissione delle idee. Nel fare ciò egli offre un modello che conferma le precedenti affermazioni del filosofo Richard Wolin secondo le quali la filosofia di Derrida è in senso logico nichilista.

Da parte loro, I maggiori esponenti della mwavwfilosofia continentale (in particolare mwav0J. Habermas e mwav4K.O. Apel) si sono apertamente schierati contro i principi della decostruzione e del decostruzionismo e hanno proposto, al contrario, l'idea di una dialettica progressiva tra la comunità storica e ideale degli interpreti che miri alla progressiva risoluzione dei conflitti economico e sociali attraverso i principi di un'etica della comunicazione, ovvero di una strategia discorsiva pienamente democratica.cite-ref-32[32]

All'interno della cosiddetta "guerra della scienza" il nome di Derrida compare spesso tra i bersagli contro cui esponenti del mondo scientifico si scagliano per denunciare l'impiego superficiale e decontestualizzato di importanti risultati della fisica modernacite-ref-33[33] (derivanti perlopiù dal mwawkprincipio di indeterminazione di Heisenberg). La decostruzione sarebbe dunque una pratica retorica tendenziosa viziata al fondo, dall'incomprensione di risultati e metodo scientifico.

Opere principali

• mwaw0Introduction à "L'origine de la géométrie" de Edmund Husserl, 1962; trad. it. di C. Di Martino, mwaw4Introduzione a Husserl "L'origine della geometria", mwaw8Jaca Book, Milano 1987/2008.
• mwaxemwaxiDe la grammatologie, 1967; trad. it. di R. Balzarotti, F. Bonicalzi, G. Contri, G. Dalmasso, A.C. Loaldi, mwaxmDella grammatologia, Jaca Book, Milano 1968/2006.
• mwaxuL'écriture et la différence, 1967; trad. it. di G. Pozzi, mwaxyLa scrittura e la differenza, Einaudi, Torino 1971.
• mwaxgLa voix et le phénomène. Introduction au problème du signe dans la phénoménologie de Husserl, 1967; trad. it. e cura di G. Dalmasso, mwaxkLa voce e il fenomeno. Introduzione al problema del segno nella fenomenologia di Husserl, Jaca Book, Milano 1968/2001.
• mwaxsMarges – de la philosophie, 1972; trad. it. di M. Iofrida, mwaxwMargini – della filosofia, Einaudi, Torino 1997.
• mwax4Glas, 1974; trad. it. di S. Facioni, Bompiani 2006.
• mwayaLa pharmacie de Platon, 1972, trad. it. di R. Balzarotti, mwayeLa farmacia di Platone, Jaca Book, Milano 1985/2007
• mwaymDe l'esprit. Heidegger et la question, 1987; trad. it. di G. Zaccaria, mwayqDello spirito. Heidegger e la questione, Feltrinelli, Milano 1989.
• mwayyLa dissémination, 1972, trad. it. M. Odorici, mwaycLa disseminazione, Jaca Book, Milano 1989.
• mwaykIl problema della genesi nella filosofia di Husserl, Jaca Book, Milano 1992.
• mwaysSpectres de Marx 1993; trad. it. di G. Chiurazzi, mwaywSpettri di Marx, Cortina, Milano 1994.
• mway4Marx & Sons. Politica, spettralità, decostruzione, trad. it. di E. Castanò, D. De Santis, L. Fabbri, M. Guidi e A. Lodeserto, Mimesis, Milano 2008.
• mwazaPerdonare Cortina editore, 2004.
• mwaziForce de loi. Le Fondement mystique de l'autorité 1994; trad. it. di A. Di Natale, mwazmForza di legge, Boringhieri Torino 2003.
• mwazuMemorie per Paul de Manmwazy. Saggio sull'autobiografia, S. Petrosino (a cura di), Jaca Book, Milano 1996.
• mwazgIl segreto del nome. Chora, Passioni, Salvo il nome, trad. it. di F. Garritano, Jaca Book, Milano 1997/2005.
• mwazoAddio a Emmanuel Lévinas, trad. it. di S. Petrosino e M. Odorici, Jaca Book, Milano 1998/2007.
• mwazwParaggi. Studi su Maurice Blanchot, trad. it. di S. Facioni, Jaca Book, Milano 2000.
• mwaz4Donare la morte, trad. it. di L. Berta, Jaca Book, Milano 2002/2009.
• mwaaaEconomimesis. Politiche del bello, trad. it. di F. Vitale, Jaca Book, Milano 2005.
• mwaaiOgni volta unica, la fine del mondo, trad. it. M. Zannini, Jaca Book, Milano 2005.
• mwaaqL'animal que donc je suis 2006; trad. it. di G. Dalmasso, mwaauL'animale che dunque sono, Jaca Book, Milano 2006.
• mwaacAdesso l'architettura 2008; trad. it. di F. Vitale, H. Scelza, Libri Scheiwiller, Milano 2008.
• mwaakPsyché. Invenzioni dell'altro. Volume 1, trad. it. di R. Balzarotti, Jaca Book, Milano 2008.
• mwaasLa lingua che verrà (con H. Cixous), trad. it. di A. Mirizio, mwaawMeltemi Editore, Roma, 2008.
• mwaa4La bestia e il sovrano. Volume I (2001-2002). Seminari di Jacques Derrida, trad. it. di G. Carbonelli, Jaca Book, Milano, 2009, ISBN 978-88-16-40894-4
• mwabePsyché. Invenzioni dell'altro. Volume 2, trad. it. di R. Balzarotti, Jaca Book, Milano 2009.
• mwabmIl fattore della verità, traduzione di Francesco Zambon, Adelphi, 2010.
• mwabuJacques Derrida, Tentazione di Siracusa, Mimesis, 2019.
• mwabcJacques Derrida, Speculare su "Freud", Cortina Raffaello, 2000.
• mwabkJacques Derrida, Quel che il Signore disse ad Abramo, Castelvecchi, 2006.
• mwabsJacques Derrida, Politiche dell'amicizia, Cortina Raffaello, 1996.
• mwab0Jacques Derrida, Pensare al non vedere - Scritti sulle arti del visibile (1979-2004), Jaca Book, 2016.
• mwab8Jacques Derrida, Memorie di cieco - L'autoritratto e altre rovine, Abscondita, 2003.
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Voci correlate

• mwaymDecostruzione
• mwayuLogocentrismo
• mwaycPeter Szendy

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Collegamenti esterni

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• (EN) Jacques Derrida, su MusicBrainz, MetaBrainz Foundation.
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• mwazqPagina del premio Adorno (JPG), su atelierleonhardt.de.

Testi online

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• mwazsSignature, Événement, Contexte, su jacquesderrida.com.ar. URL consultato il 22 novembre 2017 (archiviato dall'url originale il 2 settembre 2014).
• mwaz0Fichus, discours de Francfort, su jacquesderrida.com.ar. URL consultato il 22 novembre 2017 (archiviato dall'url originale il 2 settembre 2014).

Video

• mwa0iLectio Magistralis, su arcoiris.tv. di mwa0mCarlo Sini su mwa0qLa Différamwa0unce di Jacques Derrida, luglio 2002
• mwa0cJacques Derrida : le peut-être d'une venue de l'autre-femme (decostruzione, "phallogocentrisme"), Carole Dely. Testo francese e trauduction in inglese, Revue Sens Public, su sens-public.org. URL consultato il 14 luglio 2006 (archiviato dall'url originale il 16 novembre 2006).
• mwa0kIntervista a Derrida su Essere e Tempo - sottotitolata in italiano, su youtube.com.
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